Hartwig Thaler ha compiuto la sua formazione artistica in Olanda,

disegna e dipinge, dà forma e progetta. Mediante sequenze di colore musicali,

precisione grafica, padronanza dello spazio e sicurezza nella scelta di materiali,

ha creato un inconfondibile linguaggio d’immagini e un cosmo artistico.


HARTWIG  THALER

La pluralità dell’arte

di Luca Masiello

 

Razionalità e istinto. Tensione e rilassamento: sono i tratti distintivi delle opere di Hartwig Thaler, artista di Bressanone (Bolzano) dove è nato e vive tuttora esercitando quella che è la sua più grande passione nel suo studio a Stufles, il rione più antico della zona. I primi contatti con il mondo dell’arte Thaler li ha avuti, attorno ai vent’anni a Vienna quando, attratto dall’ambiente culturale della capitale austriaca, iniziò a sporcarsi le mani di colore e a esprimere le sue impressioni sulla carta con semplici gesti, arte “nuda”, quella che si plasma con i polpastrelli. Dopo venne l’ammissione all’Accademia delle Arti “Arnhem en Enschede”, in Olanda, dove l’artista trascorse cinque anni ad imparare, a perfezionare e ad approfondire discipline tecniche che tanto l’affascinavano e di cui poco inizialmente conosceva: “È stato come se fossi entrato in classe suonando un piccolo flauto, e dopo cinque anni mi fossi trovato a usare un enorme organo a canne”, spiega lo stesso Thaler, semplificando il suo processo formativo nei Paesi Bassi. Il paragone con uno strumento musicale non è fortuito perché le sette note dipingono con e per Hartwig Thaler. Figlio d’arte (suo padre è un fine ritrattista, ed entrambi i genitori sono musicisti), ha trascorso l’infanzia ascoltando i vinili della musica classica più raffinata, ha canticchiato già da bambino le arie operistiche più celebri, e ancora oggi non riesce a afferrare il pennello senza ascoltare musica. “Ogni composizione contiene una parte dell’anima di chi l’ha scritta – spiega - . Io tento di rendere lo stesso con le mie opere, mi piace pensare che il ritmo e l’armonia che impongo ai miei quadri siano frutto del mio essere, e cerco di fare in modo che chi li osserva riesca a percepirlo”. Un sogno, un punto di arrivo per ogni persona che vive per l’arte, un obiettivo che davvero si riesce a scorgere nel tratto dell’artista sudtirolese: ogni sua opera è diversa, ma porta la stessa “firma”, quell’irrequietezza che viene placata dalla sua mano con un colpo di matita, quel senso di relax che un unico tratto geometrico riesce ad inacidire. Ogni sua opera è un continuo work in progress, dalla genesi all’ultima pennellata; ed è proprio per questo motivo che ogni suo quadro è a rischio: inizia con un’idea di base, magari fluida e monocromatica; poi l’Autore la inasprisce con colori sgargianti, la calpesta con grafiche psichedeliche e l’accarezza nuovamente con figure tondeggianti ed armoniche. Il tutto finché non si sente “sazio” della propria opera, finché il concetto che vuole esprimere non viene completamente sviluppato in modo esauriente e soddisfacente. “Ma a volte questa metamorfosi non si sviluppa - spiega – e il quadro è da buttare. Tuttavia nell’operazione artistica è necessario osare, tentare, assaporare di tutto, lasciarsi andare e rischiare. Ad ogni costo”. Quell’esperienza acquisita che può essere definita “maturità artistica” è dunque la conquista che oggi, superati in cinquant’anni, l’artista brissinese può pensare a buon diritto di aver raggiunto. Sia nella pittura ma anche nella scultura, che è l’altra tecnica da lui praticata con altrettanta indefettibile passione. Una pratica artistica che Thaler ha privilegiato da quando, ai tempi dell’Accademia, scoprì la terza dimensione, ed iniziò ad apprezzare la terracotta, iniziando poi ad appassionarsi alla scultura in metallo e giungendo – oggi – a lavorare con l’acciaio. Con questo materiale l’artista realizza raffinati oggetti d’arredamento: dai piccoli prodotti di design alle imponenti strutture di cui sono un esempio le sue “Flügel der Versöhnung”, due ali larghe sedici metri installate su un vecchio pilone della funivia alto diciassette metri che troneggia ad est della vallata in cui vive; un progetto ambizioso e certo di non facile realizzazione, ma Hartwig Thaler – specializzato fra l’altro in arte monumentale per spazi pubblici – ha imparato a conoscere la terza dimensione in precise misure geometrico-matematiche in modo da dominarne perfettamente le dinamiche. Ne è testimonianza, ad esempio, una sua installazione su di un muro di dieci metri per cinquanta, all’ospedale di Nijmegen, in Olanda, o la progettazione e la direzione di un evento come la biennale “50 x 50 x 50 ART SÜDTIROL” sfruttando l’imponente architettura militare asburgica di Fortezza (Bz) per allestire la collettiva.